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⚖️ Normativa · Obbligo del deployer · aggiornato 27 ott 2026 · 8 min

Dal 2 agosto 2026 chi diffonde un deep fake deve dichiararlo al primo sguardo

L'AI Act obbliga chi usa l'IA per lavoro a dichiarare al pubblico ogni immagine, video o audio che sembra vero e non lo è. L'obbligo vale dal 2 agosto 2026. Il Codice di buone pratiche, volontario, indica come farlo: icona «AI», posizione, durata, audio, accessibilità. Le Linee guida della Commissione, non vincolanti, spiegano quando un contenuto è un deep fake. Questo estratto serve a producer, registi, montatori e reparti post-produzione.

In sintesi

Cosa dice la legge e da quando

L'AI Act è un Regolamento, quindi vincola direttamente. Chi usa un sistema di IA che genera o manipola immagini, audio o video che costituiscono un deep fake deve rendere noto che il contenuto è artificiale (AI Act, art. 50, par. 4). L'articolo 50 si applica dal 2 agosto 2026. L'obbligo grava sul deployer, cioè su chi usa il sistema sotto la propria autorità. L'uso personale non professionale è escluso (AI Act, art. 3, punto 4). Le Linee guida, interpretative e non vincolanti, ribadiscono che serve un uso a fini professionali (Linee guida, § 6.1). Il fornitore dello strumento ha un obbligo diverso e parallelo: marcare gli output in un formato leggibile da macchina (AI Act, art. 50, par. 2; Linee guida, § 6). L'unica eccezione è l'uso autorizzato dalla legge per accertare, prevenire, indagare o perseguire reati (AI Act, art. 50, par. 4; Linee guida, § 6.1.4).

Quando un contenuto è un deep fake

La definizione ha quattro requisiti, tutti necessari (Linee guida, § 6.1.1):

  • somiglianza: deve essere apprezzabile, cioè alta, anche se non identica (AI Act, considerando 134). La valuta caso per caso il deployer, confrontando i tratti distintivi;
  • esistenza: basta che il soggetto esista, possa esistere o sia plausibilmente esistito. Draghi, umani che volano senza mezzi ed elefanti alla guida restano fuori;
  • soggetti: le persone comprendono avatar realistici, repliche digitali, voce, comportamento e interpretazione. Gli oggetti comprendono edifici, opere d'arte e prodotti. I luoghi sono luoghi realistici. Le entità sono animali e altri esseri viventi. Gli eventi sono scene e situazioni realistiche;
  • falsa apparenza di autenticità o veridicità: il contenuto deve poter ingannare sull'origine o sulla verità di ciò che mostra.

La valutazione è oggettiva e non richiede l'intenzione di ingannare. Contano il contesto di diffusione, il messaggio e il pubblico prevedibile (Linee guida, § 6.1.1, punto 114). Se tra il pubblico ci possono essere bambini, anziani o persone con poca dimestichezza digitale, basta che si inganni quella parte del pubblico (Linee guida, § 6.1.1, punto 115). Il fotorealismo rende più probabile la qualifica di deep fake, ma da solo non decide (Linee guida, § 6.1.1, punto 114).

Esempi dal set e dalla post-produzione

Secondo le Linee guida (non vincolanti) di solito non sono deep fake gli sfondi generati, gli effetti speciali e il pre e post-processing tecnico della normale produzione cinematografica. Lo stesso vale per gli interventi minori: togliere un passante, correggere luce e colore, ridurre il rumore, comprimere un file (Linee guida, § 6.1.1, punti 114 e 116). Lo sono invece, con ogni probabilità, attori interamente generati, repliche digitali di attori vivi o scomparsi, il de-aging, le interpretazioni simulate anche solo in parte e le rappresentazioni non veritiere nei documentari (Linee guida, § 6.1.1, punto 114). Tra gli esempi citati come deep fake: la voce clonata dei conduttori di un podcast, l'avatar realistico di un amministratore delegato, un influencer generato in uno spot, un prodotto reso più bello di com'è davvero. Non lo sono: un'auto vera su uno sfondo generato, se non inganna sul prodotto; topi che litigano sul formaggio; voci sintetiche per personaggi di fantasia in audiolibri, giochi e animazione, se non ingannano sull'identità di chi narra (Linee guida, § 6.1.1).

Come si dichiara

L'etichetta deve essere chiara e distinguibile e arrivare al più tardi alla prima esposizione (AI Act, art. 50, par. 5). La «prima esposizione» vale per ogni persona che incontra il contenuto, non solo per la prima (Linee guida, § 7.2). Un avviso perso in un manuale, nascosto tra i menu o nei termini d'uso non è chiaro (Linee guida, § 7.1). Il Codice di buone pratiche è volontario. La Commissione lo ha giudicato adeguato e chi vi aderisce può usarlo per dimostrare la conformità. L'adesione però non prova in modo definitivo che si è in regola (Codice, Sezione 2; Linee guida, § 6.1.2). Nel Codice, le misure espresse con «will» sono quelle che le autorità di vigilanza controlleranno (Codice, Sezione 2).

L'icona UE

L'elemento principale è la sigla «AI» in maiuscolo, in inglese. Le due lettere hanno la stessa altezza e, se si ridimensiona l'icona, restano in proporzione. La sigla si può scrivere nella lingua nazionale solo se una legge sulla lingua lo impone. Dimensioni, colori e caratteri possono variare, purché l'icona resti leggibile e riconoscibile (Codice, Sezione 2, Misura 1.1). Il Codice incoraggia a precisare se il contenuto è «generato» o «modificato» e che cosa è stato cambiato, per esempio un volto (Codice, Sezione 2, Misura 1.1). L'Allegato 1 offre tre icone, ciascuna su fondo nero, bianco e trasparente: «AI + GENERATED» per i contenuti interamente generati, «AI + MODIFIED» per quelli modificati in parte, e un'icona base da completare. L'uso è libero e non richiede di citare la Commissione. Nei test con gli utenti le versioni con testo esplicito sono risultate più chiare (Codice, Allegato 1).

Dove si mette e quanto deve restare

Le regole del Codice sono queste (Codice, Sezione 2, Misura 1.2, sottomisure 1.2.1 e 1.2.2):

  • l'icona deve farsi notare subito, senza che lo spettatore debba cliccare o prestare un'attenzione prolungata;
  • deve restare visibile abbastanza a lungo da essere notata;
  • va incorporata nel contenuto; in alternativa basta un overlay che allo spettatore sembri stare sul contenuto;
  • va in un punto libero da altri elementi sovrapposti, per esempio l'angolo in alto a destra, con spazio da sottotitoli e grafiche e leggibile su qualsiasi fondo;
  • nei video va all'inizio, se possibile a intervalli regolari e, come minimo, dopo le interruzioni. Il Codice incoraggia a tenerla per tutto il video o per tutto il segmento deep fake;
  • in un contesto professionale chiuso, come un video di formazione interna, l'avviso può stare nell'interfaccia o nell'ambiente, purché arrivi prima della visione.

Audio e voce

Senza immagine, il deep fake si apre con un breve avviso parlato, in linguaggio semplice, nella lingua del contenuto o in inglese. Dove opportuno, l'avviso dice anche se l'audio è generato o manipolato (Codice, Sezione 2, Misura 1.1). In alternativa si può usare un segnale sonoro (earcon), ma solo accompagnato da campagne che ne spieghino il significato (Codice, Sezione 2, Misura 1.1). Nei contenuti lunghi o dal vivo l'avviso iniziale va ripetuto, dove opportuno, a intervalli regolari e dopo le pause pubblicitarie (Codice, Sezione 2, Misura 1.2, sottomisura 1.2.3). Se c'è uno schermo, come quello di un'auto o di uno smartphone, l'avviso sonoro si affianca all'icona visiva. In un video l'avviso sonoro può solo aggiungersi a quello visivo, mai sostituirlo (Codice, Sezione 2, Misura 1.2, sottomisura 1.2.2).

Accessibilità

L'avviso deve rispettare i requisiti di accessibilità applicabili (AI Act, art. 50, par. 5). L'articolo 50 non ne aggiunge di nuovi (Linee guida, § 7.3). Il Codice indica come esempi l'audiodescrizione dell'icona, una vibrazione prima dell'audio per chi non sente, icone ad alto contrasto e la compatibilità con i lettori di schermo. Richiama inoltre l'European Accessibility Act e la direttiva sull'accessibilità del web (Codice, Sezione 2, Misura 1.1).

Ricondivisione, download e piattaforme

In pratica, per una produzione

  1. In fase di sviluppo, il producer elenca per ogni progetto gli elementi generati o manipolati e verifica con i quattro requisiti delle Linee guida se sono deep fake, tenendo conto del pubblico previsto, bambini compresi (Linee guida, § 6.1.1).
  2. Il responsabile di post-produzione inserisce l'icona «AI + GENERATED» o «AI + MODIFIED» direttamente nel master, in alto a destra, lontana da sottotitoli e grafiche (Codice, Allegato 1; Codice, Sezione 2, Misura 1.2, sottomisura 1.2.2).
  3. In montaggio l'icona va all'inizio del video, se possibile a intervalli regolari e almeno dopo ogni stacco pubblicitario; per i cut social conviene tenerla per tutta la durata del segmento deep fake (Codice, Sezione 2, Misura 1.2, sottomisura 1.2.2).
  4. Per voci clonate e spot radio, il fonico registra un avviso iniziale breve e chiaro, con promemoria periodici nei formati lunghi; se il contenuto passa anche su schermo si aggiunge l'icona (Codice, Sezione 2, Misure 1.1 e 1.2).
  5. Al momento della consegna si verifica che l'icona sia accessibile: alto contrasto, testo alternativo leggibile dai lettori di schermo, audiodescrizione dove serve (Codice, Sezione 2, Misura 1.1; AI Act, art. 50, par. 5).
  6. Prima della pubblicazione su una grande piattaforma si usa lo strumento di etichettatura offerto, se conforme, ma l'etichetta resta anche nel file, perché la responsabilità rimane della produzione (Linee guida, § 6.1.5).
  7. Prima di girare o generare, il reparto legale e quello di produzione raccolgono i consensi e le liberatorie di attori, voci e titolari dei diritti: l'etichetta non li sostituisce (Codice, Sezione 2, Impegno 1; Linee guida, § 6.1.5).

Punti aperti

Nei testi

⚠️ Attenzione — questi contenuti sono informazione redazionale generata automaticamente dai testi ufficiali citati, non un parere legale: per decisioni operative verifica i testi (sono qui, integrali) e consulta un professionista. Testi aggiornati al 27 ott 2026.

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